Parliamo di Mindfulness

Mindfulness significa portare attenzione al momento presente in modo curioso e non giudicante (Kabat-Zinn, 1994).

La mindfulness è quindi un processo che coltiva la capacità di portare attenzione al momento presente, consapevolezza e accettazione del momento attuale (Hanh, 1987). L’obiettivo della mindfulness è quello di eliminare la sofferenza, coltivando una comprensione e accettazione profonda di qualunque cosa accada attraverso un lavoro attivo con i propri stati mentali.

Secondo la tradizione originaria, la pratica della mindfulness dovrebbe permettere di passare da uno stato di disequilibrio e sofferenza ad uno di maggiore percezione soggettiva di benessere, grazie ad una conoscenza profonda dei nostri stati e processi mentali, l’obiettivo è quello di eliminare la sofferenza inutile.

La dottrina e la pratica meditativa buddista costituiscono probabilmente la trazione che più di tutte incarna ed esplicita il tema della consapevolezza. Gli insegnamenti di Buddha, che vano sotto il nome di Dharma, indicano i fattori mentali che consentono all’individuo di cogliere l’essenza e la natura di ciascuna esperienza: l’aspirazione, la fiducia, l’attenzione, la discriminazione e, naturalmente, la consapevolezza.

La mindfulness, potrebbe risultare un utile strumento anche nella lotta ai disturbi alimentari. Come testimonia la letteratura scientifica, la pratica di consapevolezza è efficace nell’aumentare l’inibizione e diminuire l’impulsività.

Dal momento che l’obesità e i comportamenti alimentari non salutari sono associati ad uno squilibrio tra le connessioni nel cervello che controllano l’inibizione e l’impulso, la mindfulness potrebbe contribuire a trattare o prevenire l’obesità.

Una nuova ricerca condotta alla Vanderbilt University School of Medicine (Chodkowski e Niswender, 2016) suggerisce che ci siano differenze negli equilibri neurali nel cervello tra pazienti normopeso e obesi, che inducono questi ultimi a mangiare troppo. Una perdita di peso stabile è difficile da raggiungere per questi soggetti e questo può essere dovuto al fatto che richiede cambiamenti nel funzionamento cerebrale, oltre a cambiamenti di dieta e all’esercizio fisico.

Secondo gli autori dello studio un modo per gestire il paziente obeso potrebbe essere quello di utilizzare la mindfulness per controllare l’impulsività a mangiare troppo.

E in fondo aggiungerei: comunque sia, senza addentrarci troppo in campi più che specialistici e che necessitano di percorsi guidati da persone qualificate, il mio messaggio è quello di cercare dentro di noi la serenità, anche solo attraverso la respirazione consapevole, per affrontare anche le piccole complicazioni quotidiane che a volte ci sembrano insormontabili.

Dedicare 5/10 minuti a noi stessi può aiutare a sbrogliare la matassa confusa dei pensieri che ci agitano e che ci portano a reagire in modo inadeguato, una di queste reazioni è proprio il mangiare compulsivo ed incontrollato!!! Dopo una reazione di questo genere non può restare dentro di noi un senso di colpa e di non risolto, facendoci entrare in un tunnel senza via di uscita.

Chi soffre di fame compulsiva (Binge Eating) capisce bene a cosa mi riferisco. E allora… benvenuti nel mondo affascinante della esplorazione di NOI STESSI!!! Senza conoscersi non si può migliorare!